Ucciso il cervo Bambotto che entrava nelle case e mangiava coi residenti, sdegno e rabbia  sui social per la tragica notizia. Un cacciatore lo fa fuori, tantissima commozione per l’animale.

Succede a Belluno, il cervo Bambotto, ucciso da un cacciatore. Si tratta di un cervo di sette anni, nato a Pecol. La mamma Minerva lo porta subito, appena nato, sullo zerbino di Giorgio. Lo affida agli abitanti del posto, insomma, fidandosi di loro. Da quel momento diventa il loro amato cervo. Si scatenano post-denuncia sui social. Un miserabile cacciatore lo fa fuori senza pietà, non si tratta di un trofeo, ma di una perdita indicibile. Si macchia di un delitto sparando a un animale che mangia dalle mani della gente. Che si fa coccolare dagli abitanti fino ad addormentarsi tranquillo.

Questo si legge in un post che denuncia il fatto sui social, dando la notizia della morte del cervo. Il cervo cresciuto, appunto, a Pecol, frazione di San Tommaso Agordino, nel bellunese. L’autrice del post è Donatella Zendoli che poi aggiunge parole sulla bellezza del cervo e la sua meraviglia di esemplare maestoso. In pochi, fra quelli della zona, non conoscono la sua storia.

L’animale si può incrociare per strada mentre si dirige fra le frazioni limitrofe. Si ferma a mangiare da chi se ne prende cura amorevolmente. Ogni casa cittadina è la sua casa. Difficile poi farlo uscire, i suoi palchi sono stupendi. La Zendoli lo ricorda con affetto e profonda commozione. Una grande compagnia per lei e molti altri del posto, un animale docile che si addormenta per le scale o davanti alla porta di casa. Donatella lo definisce un simbolo del paese e vive ben sette anni con Bambotto. Non dà mai segni di aggressività.

Ucciso il cervo Bambotto che entrava nelle case e mangiava coi residenti

La donna è la prima a dare notizia della morte del cervo con un post sui social. L’Ente nazionale per la Protezione degli animali annuncia che sta valutando una eventuale denuncia. Denuncia contro il cacciatore 23enne, colpevole della sua morte. Il giovane giura da sempre di farlo fuori. E con l’arrivo di una telefonata anonima che denuncia Bambotto come aggressivo, il giovane parte e lo uccide con il fucile. Donatella dice che la perdita di Bambotto è una grande perdita, Pecol è il paese dei cervi, attrazione turistica da sempre. Bambotto resterà un simbolo vero e proprio per la comunità paesana. Non ci sarà più un animale come Bambotto. Restano tanto dolore e amarezza.

Sdegno e rabbia  sui social per la tragica notizia

I social sono pieni di foto ricordo dell’animale, di persone che lo conoscono. Purtroppo però non c’è più, Bambotto è morto. Un cacciatore è il suo assassino, mentre la mamma di Bambotto sparisce nel nulla un anno fa. Sicuramente, uccisa anche lei. Uno strazio, sdegno e rabbia per i cittadini di Pecol. Anche Andrea Zanoni, consigliere del Pd in Veneto dichiara l’uccisione del cervo da parte di un cacciatore di 23 anni a norma di legge.

L’attuale legge sulla caccia vigente in Veneto permette a questo ragazzo di ammazzare un animale amico degli abitanti, di turisti e di bambini. Chi ama gli animali deve farsi parte attiva per tutelarli. Deve impegnarsi anche in politica. Solo grazie alla forza di tutti un giorno forse qualcosa cambierà a livello di legge. Una legge che consenta di considerare gli animali degli esseri viventi da difendere e tutelare. Un patrimonio collettivo alquanto prezioso. Non un oggetto di divertimento per persone senza sensibilità e rispetto per animali e natura.

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