Tumore alla prostata, la lezione di Marcello Cicalini.
Un tumore sempre più diffuso tra gli uomini italiani
Immaginate di riempire per sei volte lo Stadio Olimpico di Roma. Oppure lo Juventus Stadium di Torino, dodici volte di fila, pieno fino all’ultimo posto. In totale, 485 mila uomini italiani oggi convivono con una diagnosi di tumore alla prostata. Un numero impressionante, equivalente all’intera popolazione di Bologna e destinato, purtroppo, a crescere ancora.
Secondo i dati più recenti, questa neoplasia è destinata a superare il tumore al seno nella classifica dei più diffusi in Italia. Tuttavia, una buona notizia c’è: la mortalità è in costante calo grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nelle terapie innovative.
«Oggi il 91% dei pazienti è vivo cinque anni dopo la diagnosi», spiega Marco Maruzzo, direttore dell’Oncologia 3 dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova. «Questo è possibile perché riusciamo a individuare la malattia in fase iniziale e, anche nei casi avanzati, abbiamo nuove cure che permettono di vivere molti anni con una buona qualità di vita».
La storia di Marcello: quando il silenzio pesa più della malattia
Tra le tante testimonianze, spicca quella di Marcello Cicalini, 69 anni, musicista, protagonista della nuova puntata del podcast «Prima, durante, dopo. Prevenire, affrontare, superare il cancro», realizzato dal Corriere della Sera in collaborazione con AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
Marcello ha scoperto di avere un tumore alla prostata in fase avanzata, senza aver mai avvertito sintomi evidenti. Il suo racconto è una lezione di consapevolezza e un invito a non sottovalutare i segnali del corpo.
«Prevenire è sempre meglio. Io purtroppo non l’ho fatto, perché nessuno me l’ha detto o forse non mi sono interessato. Stavo bene, e quindi non pensavo fosse necessario. Ma se avessi fatto i controlli, oggi la mia situazione sarebbe diversa», racconta Marcello con lucidità e coraggio.
Prevenzione e diagnosi precoce: gli esami che possono salvare la vita
Il tumore alla prostata è la forma tumorale più comune tra gli uomini sopra i 50 anni, e colpisce uno su otto nel corso della vita. Eppure, la prevenzione rimane ancora sottovalutata.
L’esame principale è il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico), un semplice prelievo di sangue che può rivelare alterazioni precoci. In combinazione con la visita urologica e, se necessario, l’ecografia transrettale o la risonanza magnetica multiparametrica, consente di individuare la malattia quando è ancora curabile.
Molti uomini, però, rimandano questi controlli per timore o per disinformazione. Eppure, come spiega Maruzzo, «la diagnosi precoce è l’arma più potente che abbiamo. Scoprire un tumore alla prostata in fase iniziale significa, nella maggior parte dei casi, poter guarire completamente».