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Addio a Umberto Bossi: morto a 84 anni il fondatore della Lega Nord

Addio a Umberto Bossi: morto a 84 anni il fondatore della Lega Nord

Addio a Umberto Bossi: morto a 84 anni il fondatore della Lega Nord

Addio a Umberto Bossi: morto a 84 anni il fondatore della Lega Nord

Umberto Bossi morto a 84 anni: si spegne il fondatore della Lega Nord

È morto Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura centrale della politica italiana degli ultimi decenni. Il decesso è avvenuto la sera del 19 marzo 2026 all’ospedale di Circolo di Varese, dove era stato ricoverato in terapia intensiva dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni. Aveva 84 anni. La notizia ha colpito il mondo politico italiano, perché con la scomparsa del “Senatùr” si chiude una pagina importante, discussa e profonda della storia della Seconda Repubblica.

Bossi è stato ministro, senatore, deputato ed europarlamentare, ma soprattutto è stato l’uomo che ha costruito e guidato per anni la Lega Nord, trasformandola in un partito capace di lasciare un segno forte nel dibattito nazionale. E quindi, parlare oggi di lui significa ricordare non solo un leader politico, ma anche un personaggio che ha saputo dividere, mobilitare e cambiare il linguaggio della politica italiana. La sua figura resta legata all’autonomismo del Nord, al federalismo e allo slogan diventato celebre contro il centralismo romano.

La storia politica di Umberto Bossi dagli inizi alla nascita della Lega

Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Umberto Bossi iniziò il suo percorso politico negli anni Settanta. In una prima fase si avvicinò ad ambienti della sinistra extraparlamentare e associativa, ma con il tempo maturò una visione diversa, più legata ai temi dell’autonomia territoriale e del federalismo. Questo cambiamento fu decisivo, perché lo portò a costruire un progetto politico completamente nuovo per l’Italia di allora.

Negli anni Ottanta fondò la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Lombarda, e nel 1987 venne eletto per la prima volta al Senato. Da lì nacque anche il soprannome “Senatùr”, con cui sarebbe rimasto noto per tutta la vita politica. Inoltre, nel 1989 diede vita alla Lega Nord, unendo diverse realtà autonomiste del Nord Italia in un unico soggetto politico. Fu un passaggio storico, perché da quel momento il movimento cominciò a crescere rapidamente, portando al centro del dibattito temi come il federalismo, la difesa delle identità locali e la critica al sistema dei partiti tradizionali.

Il Senatùr, la Padania libera e il simbolo di una stagione politica

Il nome di Umberto Bossi resta legato soprattutto all’idea della “Padania libera”, un progetto politico e simbolico che ha segnato un’epoca. Bossi parlava di indipendenza del Nord, organizzava manifestazioni, lanciava slogan destinati a entrare nell’immaginario collettivo e costruiva una forte identità politica attorno alla Lega Nord. Così, il partito di via Bellerio divenne in poco tempo molto più di una semplice forza territoriale: diventò un movimento riconoscibile, con simboli, parole d’ordine e una base molto fedele.

Tra i simboli più noti di quella stagione ci sono Alberto da Giussano, il Sole delle Alpi, il richiamo al “Va’ pensiero” e lo slogan “Roma ladrona”, che sintetizzava la denuncia contro il potere centrale. D’altra parte, proprio questa comunicazione dura e fortemente identitaria rese Bossi una figura amatissima dai suoi sostenitori ma anche molto criticata dagli avversari. Tuttavia, è impossibile raccontare la politica italiana degli anni Novanta e dei primi anni Duemila senza citare il suo ruolo. Reuters lo definisce infatti uno dei leader che hanno contribuito a scuotere e ridefinire il quadro politico nazionale con una linea populista e secessionista.

Umberto Bossi tra governo, malattia e scandali politici

Nel 1994 iniziò il rapporto politico, spesso difficile, con Silvio Berlusconi. Fu un’alleanza fatta di intese, rotture e nuovi accordi, ma che ebbe un peso decisivo negli equilibri del centrodestra italiano. Nel 2001 Bossi entrò nel governo Berlusconi II come ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione, mentre nel 2008 tornò a ricoprire il ruolo di ministro per le Riforme. Perciò, da leader di protesta si trasformò anche in protagonista delle istituzioni, cercando di portare avanti il suo progetto federalista dall’interno del governo.

Nel 2004 fu colpito da un grave ictus, che compromise pesantemente la sua salute e segnò una svolta nella sua vita pubblica. Dopo una lunga degenza e una difficile riabilitazione, tornò sulla scena politica, ma con una presenza più fragile rispetto al passato. Inoltre, negli anni successivi la sua immagine fu indebolita da diverse vicende giudiziarie e soprattutto dallo scandalo del 2012 sui rimborsi elettorali, che minò profondamente la sua leadership e portò alle dimissioni da segretario federale della Lega Nord. Reuters ricorda una condanna per frode poi superata per prescrizione, mentre varie ricostruzioni italiane indicano quell’inchiesta come il colpo più duro alla sua carriera politica.

Dopo quella fase, Bossi tentò di restare protagonista, ma il partito stava già cambiando pelle. Nel 2013 fu sconfitto alle primarie interne da Matteo Salvini, che avviò la trasformazione della Lega in una forza nazionalista, meno legata al solo Nord. E anche se il “Senatùr” non condivise fino in fondo questa svolta, rimase comunque una figura simbolica per una parte del popolo leghista. Reuters segnala che Bossi criticò il cambio di direzione imposto da Salvini, pur restando nel partito e tornando anche in Senato nel 2018.

Cordoglio e reazioni: il ricordo di Mattarella, Salvini e Meloni

Dopo la notizia della morte di Umberto Bossi, sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio da tutto il mondo politico. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato che l’Italia perde “un sincero democratico”, mentre Matteo Salvini gli ha dedicato parole molto forti, ricordando l’incontro avuto a 17 anni e dicendo: “Mi hai cambiato la vita”. Anche Giorgia Meloni ha sottolineato il contributo dato da Bossi alla storia politica italiana e alla costruzione del primo centrodestra. Queste reazioni mostrano quanto il fondatore della Lega abbia inciso, nel bene o nel male, nella vita pubblica del Paese.

Oggi il nome di Umberto Bossi resta legato a una stagione politica irripetibile, fatta di battaglie identitarie, parole forti, alleanze clamorose e grandi contraddizioni. Ma resta anche il segno di un uomo che ha saputo interpretare il malcontento di una parte del Nord Italia, trasformandolo in forza politica organizzata. E quindi, con la sua morte, non scompare soltanto il fondatore della Lega Nord: si chiude davvero un capitolo che ha cambiato la politica italiana per molti anni.

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