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Sindrome del sopravvissuto: Quando sopravviviamo ai nostri figli

Un dolore inspiegabile, che nessuno di noi dovrebbe mai provare

Probabilmente nessuno potrà mai spiegare il dolore che un genitore prova nel sopravvivere al proprio figlio. Un dolore che solo chi ha provato può davvero capire.

La morte di un figlio, che sia ancora un bambino o che sia già adulto, è da sempre considerata la tragedia più grande che può colpire la vita di una persona.

Quando sono i genitori a sopravvivere ai propri figli

Si chiama Sindrome del sopravvissuto ed è la condizione in cui una persona attiva un senso di colpa post – traumatico. Può colpire chiunque subisca una perdita, ma generalmente è tipica dei genitori che sopravvivono ai loro figli. Perchè per un genitore è innaturale vedere morire un figlio, sopravvivere a lui.

Il dolore della perdita di qualcuno è sempre un dolore indescrivibile, ma a volte esistono alcune cose che riescono a farci stare meglio. Se per esempio vediamo morire nostro nonno, ci struggiamo e ci disperiamo, ma alla fine dentro di noi è vivo quel pensiero che dice “tanto prima o poi doveva succedere”.

Ma che dire quando invece succede qualcosa che non doveva succedere? Quando è il nonno a veder morire suo nipote, il genitore a dover sopravvivere al figlio. E’ come se dentro di loro si attivasse un senso di colpa, a livello inconscio. Chi sopravvive è portato a chiedersi perché sia toccato a suo figlio e non a lui.

Secondo gli esperti, in molti casi, il senso di colpa che si attiva in chi soffre di questa sindrome può avere conseguenze molto pericolose. Il sopravvissuto, infatti, in maniera più o meno inconscia cerca sempre di raggiungere l’espiazione delle proprie colpe, spesso mettendosi in situazione pericolose.

E’ una condizione che deve essere riconosciuta e curata il prima possibile. Queste persone hanno ovviamente bisogno di aiuto e soprattutto hanno bisogno di capire che non esiste nessuna colpa da espiare.

La perdita di un figlio è sempre illogica, irrazionale, insensata. Ma non è colpa di chi resta, non è colpa di chi sopravvive. Loro, dovranno solo fare i conti con un dolore che non finirà mai, con un vuoto che non si riempirà mai.

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