L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha illustrato le condizioni attuali dei pazienti oncologici. In Italia nell’arco degli ultimi 10 anni si è registrato un incremento dei pazienti che sopravvivono dopo la diagnosi. Invece la situazione relativa all’accesso alle cure segnala delle disparità regionali. Quindi i trattamenti innovativi non sono disponibili per tutti. Perciò, l’obiettivo della comunità scientifica è quello di abbattere le differenze nelle cure dei pazienti oncologici. In modo da allargare la platea dei malati che possono beneficiare dei progressi medici e della ricerca. Grazie ai quali negli ultimi anni si è registrata la riduzione della mortalità. Ma anche una migliore qualità di vita dei malati di cancro.

Per garantire dei servizi oncologici uguali, l’AIOM invita le istituzioni a seguire il modo di agire delle Regioni italiane più virtuose. Infatti accanto alle differenze penalizzanti fra i vari Paesi ci sono quelle regionali. Queste determinano le disparità nella diagnosi e nelle cure. Una situazione da arginare visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima un aumento del 60% dei casi di tumore nei prossimi 20 anni. Con una crescita maggiore nei Paesi a basso e medio reddito. Dove la sopravvivenza è più bassa.

Oggi circa il 90% dei Paesi ad alto reddito può contare su dei servizi sanitari efficaci per quanto riguarda la prevenzione e la diagnosi dei tumori. A cui si aggiungono anche delle cure più innovative ed efficaci. Questo quadro positivo cozza con quello di Paesi a basso reddito che presentano un grave gap.

La speranza dell’Oms è quella di garantire una maggiore copertura sanitaria per salvare milioni di vite. Un obiettivo possibile se si attiveranno più screening. Si dovrà incrementare la vaccinazione contro l’epatite B per prevenire il tumore al fegato. Come anche la vaccinazione contro l’HPV per contrastare il cancro al collo dell’utero.

Pazienti oncologici: esempi di differenze regionali di cura e diagnosi

La qualità del sistema sanitario italiano si evince dai dati sulla sopravvivenza dei pazienti negli ultimi 10 anni. Quelli vivi dopo la diagnosi di tumore sono aumentati del 53%. Anche la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è positiva, con tassi più alti rispetto alla media europea. Con risultati positivi soprattutto nei tumori più frequenti (mammella, colon, polmone, prostata).

Questi risultati hanno richiesto dei minori investimenti. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL nel nostro Paese ha registrato un calo. Anche in Italia si registrano delle differenze regionali per quanto riguarda l’acceso ai farmaci innovativi ed ai test genetico-molecolari.

Come testimonia la nuova cura per il melanoma, con combinazione di due molecole immunoterapiche: nivolumab ed ipilimumab. La Campania è stata la prima in Italia a fornire gratuitamente a tutti i pazienti colpiti da tale tumore della pelle, questa cura. Invece, nelle altre Regioni la terapia non si rimborsa ancora.

La Lombardia è stata la prima ad usare i test genomici, con rimborsabilità per le donne con carcinoma della mammella in stadio iniziale. Infatti la genomica fornisce dati sulla natura di alcuni tumori, tra cui il carcinoma mammario. Oltre a determinare la sua stadiazione del cancro si può predire l’aggressività del cancro in stadio iniziale. Ma si può anche stimare il rischio di metastasi dopo l’operazione. Inoltre il test genomico, permette di impostare la terapia. Ad esempio si abbina la chemioterapia alla terapia ormonale dopo la chirurgia. Così alcune pazienti a rischio intermedio di ricaduta possono non fare la chemioterapia.