Nel corso del convegno nazionale “Back from San Antonio”, sono state presentate nuove terapie per il tumore al seno. Durante la tredicesima edizione del congresso, che si è svolta a Genova, l’attenzione si è posta sulle novità proposte negli Stati Uniti. Infatti si indagano le terapie innovative contro il carcinoma mammario presentate nel congresso internazionale sul tumore della mammella del Texas. Tra i temi figura un nuovo farmaco contro metastasi cerebrali, capace di ridurre la neoplasia in donne già sottoposte ad altri trattamenti.

Infatti, oggi esistono delle cure più efficaci anche se non portano a guarigione. Ma consentono alle pazienti un’aspettativa di vita più lunga e migliore. È fondamentale una diagnosi precoce perché se si scopre in fase metastatica, la prognosi è più incerta. I dati del 2019 rivelano che circa 5.300 donne italiane hanno avuto una diagnosi di cancro al seno metastatico. Da quanto riferito da Lucia Del Mastro, responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, il cancro al seno metastatico è curabile per anni.

Inoltre la direttrice scientifica del congresso ligure afferma che circa il 30% delle pazienti, che non ha metastasi iniziali, vedrà negli anni progredire il tumore. Ma le nuove terapie per il tumore al seno registrano grandi progressi. La ricerca in questo campo si spinge sempre più in là offrendo delle nuove cure. Così il carcinoma mammario metastatico oggi può essere controllato per periodi molto lunghi. Tra le opzioni terapeutiche ci sono: ormonoterapia, chemioterapia, molecole a bersaglio molecolare, immunoterapia.

Il carcinoma HER2 positivo è una delle forme più aggressive di tumore al seno. La proteina HER2 è molto diffusa nei tessuti e provoca una crescita eccessiva e rapida delle cellule malate. In passato la prognosi era nefasta. Invece oggi si hanno a disposizioni terapie mirate per inibire il recettore HER2.

Nuove terapie per il tumore al seno anche per il carcinoma HER2 positivo

Tra gli studi sul carcinoma HER2 positivo vi è quello pubblicato su New England Journal of Medicine. Questo ha scoperto una nuova molecola: tucatinib, inibitore di HER2. Lo studio vede la firma di Carmine De Angelis, ricercatore dell’Università di Napoli Federico II. La terapia è stata testata su più di 600 donne sottoposte a tre precedenti trattamenti. Così la terapia standard (capecitabina e trastuzumab) si è comparata con quella associata a tucatinib. I dati indicano miglioramenti sia della sopravvivenza libera da progressione che della sopravvivenza globale. Si ipotizza inoltre l’uso nella prevenzione delle metastasi cerebrali.

Mentre lo studio Destiny-Breast01 di fase II pubblicato sul New England Journal of Medicine è sul trastuzumab deruxtecan. Un anticorpo coniugato che unisce un anticorpo monoclonale (trastuzumab) con la chemioterapia (deruxtecan). Questa terapia invia 8 molecole di chemioterapico per ogni anticorpo, agendo su cellula tumorale bersaglio e su quelle vicine. Il campione analizzato era formato da donne pretrattate (circa 6 trattamenti).

Il farmaco nel 60% dei casi assicura riduzione del tumore. Nel 97,3% dei casi, il cancro non è progredito in 16 mesi. Il FDA ha così approvato la molecola. Il farmaco si sperimenta in studi di fase III per il possibile uso nei soggetti con bassa espressione della proteina HER2, che non possono ricevere terapia mirata.

Poi si è esaminato lo studio sul trattamento adiuvante delle pazienti HER2-positive nel post chirurgia per ridurre il rischio di recidive. Questo studio di aggiornamento di fase III Aphinity ha considerato un farmaco a bersaglio molecolare, pertuzumab, in associazione a trastuzumab e chemioterapia. Il follow up mostra maggiore efficacia nelle pazienti con alto rischio di recidiva. Il pertuzumab ha abbassato del 28% il rischio di recidiva o di morte. Così si ha un aumento della sopravvivenza libera da malattia a 6 anni.