In pensione prima? potrebbe essere possibile.
La riforma delle pensioni ha preso vita, tra Draghi che aveva già anticipato questo a Cgil, Cisl e Uil nell’incontro del 16 novembre a Palazzo Chigi.
A Palazzo Chigi settimane fa già si era detto che probabilmente poteva essere presa in considerazione. La data dell’apertura del tavolo da parte del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sarà la prossima settimana.
Pensione in anticipo e altre riforme
Per ora tutta al riforma è prevista per l’anno prossimo, ma ci sono una serie di mini riforme che già entrano in vigore, ecco quali:
- con Quota 100 in scadenza a fine anno sostituita per un anno da Quota 102 (64 anni di età + 38 anni di contributi)
- la riconferma di Opzione Donna: è un trattamento pensionistico calcolato secondo il sistema contributivo previsto ed erogato a favore delle lavoratrici dipendenti e autonome con i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2020.
- Ape sociale: è un’indennità erogata per 12 mesi direttamente dall’Inps, pari alla pensione, ricevuta su richiesta.
Pensione in anticipo? sì o no
La pensione a 64 anni di età e 38 di contributi non piace ai sindacati, ormai è palese. Ma Draghi appare non importarsi di questo.
Per il 2022 si prospetta per sindacati e partiti voce in capitolo solo sull’ampliamento della platea dell’Ape sociale. Ciò prevede l’introduzione di un ampliamento di requisiti. Garantendo pensione ai giovani lavoratori precoci. L’età scenderebbe da 36 a 3o anni per i lavoratori edili.
Sulla pensione e altre riforme, le ipotesi sono tantissime, ma il futuro è incerto.
Proposta dei sindacati per le pensioni
Una delle proposte dei sindacati per la pensione, è partire da 62 anni o con Quota 41 (cioè 41 anni di contributi). Se l’esecutivo accetterebbe, potrebbe lavorare per i 62 anni d’età con almeno 20-25 anni di contributi.
Potrebbe essere questa l’ipotesi migliore per andare in pensione prima. Chissà cosa ci aspetta nel 2022.
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